Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]


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Eccoci, siamo arrivati. Gli archeoblogger, i barbari della comunicazione culturale

Comincio così, senza preamboli. Un’apertura ex abrupto, alla Cicerone come direbbe la mia professoressa di italiano.

Per me la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico 2014 è stata un’ubriacatura.
Una sbronza di energie, idee, passione, professionalità e voglia di fare.
È questo il motivo principale per cui mi sono voluto prendere dei giorni per pensare prima di scrivere. Perché non volevo fare un racconto emozionale ma riflessivo.
Anche perché a fare un bellissimo riassunto ci hanno pensato Giuliano, Cinzia e Antonia. Continua a leggere


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Il tempio tetrastilo è morto: le scelte linguistiche nella comunicazione culturale

Il punto fondamentale è questo: se vogliamo usare strumenti nuovi, dobbiamo utilizzare un linguaggio nuovo.

Non possiamo scrivere un post per il blog del nostro museo con lo stesso stile e lo stesso vocabolario con cui Giuseppe Fiorelli teneva il suo diario dei lavori durante le escavazioni di Pompei nell’800. È assolutamente necessaria una diversificazione dei registri.

I professionisti del settore museale non devono smettere di utilizzare termini specialistici né devono limitarsi ad un lessico di 100 parole, ma devono esercitarsi a trovare il giusto registro per il relativo strumento. Quindi l’inevitabile accorgimento necessario è sempre lo stesso: ricordarsi a chi stiamo scrivendo, chi leggerà questo nostro scritto. Continua a leggere


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La semantica ci ucciderà

Archeoblogger, museumblogger o cultural heritage blogger?

È davvero così tanto importante quale nome uno sceglie di usare piuttosto che quello che si propone di fare o pensa di poter fare? Non sono molto più importanti le risposte che dà sul chi è, cosa fa e se riesce a dare a tutto questo una dimensione pratica, reale e razionale? Continua a leggere