Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Verybello.it e la fine delle speranze per i beni culturali in Italia

5 commenti

«Ma davvero abbiamo dato un nome del genere ad un sito istituzionale? Sul serio una emanazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la promozione culturale e turistica del nostro Paese all’estero si chiama in quel modo?»

Sono state queste le domande che hanno accompagnato il mio sabato pomeriggio. Tra l’altro, mi ero ripromesso di trascorrere un sabato qualunque e invece mi sono ritrovato a trascorrere un sabato italiano (cit.).

Ieri è stata la giornata storica in cui pensavamo di non poter scivolare più in basso e invece l’abbiamo fatto. E con gran stile. Il MiBACT ha lanciato il sito web verybello.it con l’intenzione di raccogliere e promuovere gli oltre 1000 eventi culturali in programma sul territorio nazionale in occasione dei mesi dell’Expo 2015 di Milano.

Sul nome preferirei non esprimermi, sarebbe come sparare sulla croce rossa. Se l’intenzione era quella di perpetrare i luoghi comuni, le generalizzazioni e le prese in giro da parte del mondo, ci stanno riuscendo. Lascio al Sommo Poeta l’onore:

Per la parte tecnica, ci hanno pensato già in molti a smascherare e mettere alla berlina le mancanze, le inefficienze e le incongruenze del sito. D’altronde, anche ad un tecnicamente-ignorante come me bastava aprire il link e constatare che 300 secondi per caricare la homepage erano decisamente troppi. Oltre a notare che nell’immagine di testata del sito una parte di Calabria e l’intera Sicilia fossero state tagliate (probabilmente per esigenze di formato immagine). Ma soprattutto – santo cielo! – che non puoi pubblicizzare un sito che vuole essere vetrina dei tuoi eventi culturali nel mondo solo in italiano! (Tanto per dirne una a caso, l’Expo di Dubai 2020 ha già il sito disponibile in tre lingue). Tra tutti i contributi, consiglio Mantellini e Blasi.

Le riflessioni nel merito, invece, sono arrivate dagli operatori del settore turistico. Da Insopportabile a Robi Veltroni, le parole d’ordine sono imbarazzante, inaccettabile, inconsistente, inutile.

E i beni culturali? Mi sono preso la briga di consultare il primo evento a carattere archeologico dalla lista del Ministero: “Il lusso celato. La necropoli lucana di Albano”. La mostra sarà ospitata nel Museo Archeologico Nazionale di Potenza.
Ora, lascio alla fantasia dei lettori immaginare come un turista internazionale arrivato a Milano per Expo riesca a raggiungere facilmente Potenza (non per colpa di Potenza o della Basilicata!), ma quello che mi interessa è il testo che dovrebbe promuovere l’evento:
bas
Ecco, la sensazione di aver letto una supercazzola è molto accentuata. E come mi ricorda spesso Antonia, siamo ben oltre il tempio tetrastilo.
Controlliamo il sito ufficiale, và. Magari mi darà qualche soddisfazione:
archbas
Appunto. Come non detto. Stesso testo copiato e incollato.

Siccome non c’è mai limite al peggio, dopo 6 ore dallo sventurato lancio, arriva il tweet del Ministro:

È qui, proprio in questo momento, che ho capito. Ho assistito in diretta alla fine delle speranze per i beni culturali in Italia. Ho compreso l’irreversibilità del processo, l’ineluttabilità del finale.
L’inconsistenza delle politiche e l’inutilità degli individui che gestiscono e decidono per il nostro patrimonio e – ahinoi – per il nostro futuro. Il nostro patrimonio è nelle mani di persone che pensano di essere innovativi solo perché hanno un sito web dedicato all’evento e di comunicare bene solo perché sono online.

Quel tweet è un frullato di tracotanza, impunità, cecità, miopia e insensatezza senza eguali.
Vantarsi di aver raggiunto il mezzo milione di visite in 6 ore non tiene minimamente conto che il sito è solo in italiano, che la metà degli utenti si sarà stancato di aspettare dopo il primo minuto, che i tempi di permanenza saranno inferiori alla media e la percentuale di rimbalzo sia inesistente.

Ma se le task force, i consulenti, i gruppi di lavoro e le commissioni sapessero tutte queste cose, non avrebbero mai approvato un prodotto del genere millantandolo come innovativo e impareggiabile.
Ah, se per caso vi è venuto il dubbio, da smartphone è disarmante, non è prevista un’app e le traduzioni nelle altre 8 lingue verranno aggiunte il 7 febbraio (forse).

Mi sembra ancora di sentir risuonare nella mente le parole di una ex dirigente del Ministero ripetere come una litania che noi potevamo darci da fare quanto e come ci pareva, tanto “i soldi e i fondi al Ministero non ci sono”.

Ma si capisce che io parlo per cattiveria, perché non so far altro se non criticare e che loro dalle mie critiche sterili e senza alcun fondamento ne traggono vantaggio e prestigio.
Attendo con ansia gruppi di turisti internazionali con t-shirt piene di pizze, mandolini, boss mafiosi e #verybello.

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5 thoughts on “Verybello.it e la fine delle speranze per i beni culturali in Italia

  1. non ho provato ad aprire il sito e non ci proverò perché stasera non voglio piangere: già il titolo e l’esclusione della Sicilia … apologia dell’ignoranza 😦

  2. Credo che il Ministero si sia limitato a richiedere gli eventi previsti nel periodo dell’Expo agli organi periferici, i quali hanno riutilizzato il loro materiale. Un circolo vizioso che non permette l’utilizzo retribuito di professionalità, anche non strutturate, capaci di utilizzare un linguaggio più efficace.

  3. Non è un caso che questo fallimento sia dovuto al più arretrato dei ministeri italiani: il Mibact

  4. Allora non sono solo io a dirle queste cose! Ma qualcuno al MIBACT che, oltre a scopiazzare dai diari e dalle relazioni di scavo, riesca a tirar giù due righe intelligibili a chiunque, non c’è?

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