Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

“The Hidden Treasure of Rome”: un’altra occasione persa per le associazioni di categoria

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Questo post non è stato scritto per essere un post. E’ una riflessione poco mediata e molto immediata postata su Facebook un sabato mattina.

Ho capito che diverse persone la pensavano come me. E ho deciso che sarebbe stato appropriato farne un post, soprattutto per cercare di sapere / capire cosa ne pensano gli altri. Per sapere / capire cosa pensano le associazioni di categoria (oltre agli amici con i quali mi sono già confrontato).

 

Di solito non scrivo lunghi post su Facebook, ma stavolta ho fatto un’eccezione perché sono amareggiato.
Si organizzano incontri, simposi e tavole rotonde sottolineando l’importanza dell’unità e poi – alla prima occasione – ci si divide. Di nuovo.

Che senso ha programmare due manifestazioni, a due giorni di distanza, per le stesse identiche motivazioni?
Che senso ha frammentare di nuovo le nostre voci, le nostre rivendicazioni e i nostri diritti?
Perché non riusciamo a trovare un’unica voce neanche questa volta?
Ha senso indignarci insieme per le stesse cose e manifestarlo separatamente in giorni diversi?

Stiamo facendo di nuovo l’unica cosa sbagliata che potremmo fare in una situazione del genere: dividerci.
Aveva ragione, a Paestum, Alessandro De Rosa: “in fondo le differenze legittime che ci sono tra le associazioni e i professionisti sono minime. Allora devo pensare che manchi la volontà”.

CIA, ANA, CNAP, CoLAP, ConfAssociazioni ecc. manca la volontà?
Perché se uniti siamo più forti, divisi “facciamo ridere”.
Non possiamo pretendere attenzione mediatica, sensibilizzazione della cittadinanza e peso politico se ci battiamo per la dignità della nostra professione come fossimo piccole tribù di nativi americani appena uscite dalle loro riserve.
Perché è questo quello che rischiamo di diventare: una modesta minoranza della popolazione (che difficilmente raggiunge una cifra a 4 zeri) che manifesta in sparuti gruppi non si sa bene per cosa.

photo credit: HikingArtist.com via photopin cc

photo credit: HikingArtist.com via photopin cc

Le persone “non addette ai lavori” sanno quello che sta succedendo? I canali comunicativi nazionali – e magari, internazionali – che raggiungono il maggior numero di pubblico (giornali, tv, radio) sanno quello che pensiamo delle iniziative per le quali protestiamo (oltre i soliti comunicati stampa, per favore)? Stiamo sensibilizzando e creando coscienza OLTRE le nostre cerchie social e sociali?

Mi dispiace pensarlo e scriverlo, ma così continueremo imperterriti a “cantarcela e suonarcela”.
Le vicende di questo periodo sono agghiaccianti per le conseguenze che portano, ma ancora di più per l’indifferenza con la quale sono state accolte. Dall’informazione (se si escludono post e rubriche online prevalentemente lette da chi è già consapevole dei problemi) all’opinione pubblica.
E se non facciamo qualcosa di serio e potente, tutti insieme, continueranno a succedere. E ora non mi riferisco solo alle associazioni di professionisti, ma anche agli archeologi che sono nelle università che – seppur non direttamente interessati dalle vicende – dovrebbero contribuire attivamente all’organizzazione di iniziative nazionali e congiunte, non fare solamente spallucce.

Non ho una soluzione eccezionale o un finale moralizzante di tutte queste parole.
Sono solo molto dispiaciuto e amareggiato. Perché divisi si perde.

PS: Questo è solo uno sfogo, un pensiero, una riflessione.
Non voglio offendere né prendermela con nessuno in particolare. E’ che tengo maledettamente al mio lavoro e alla mia professionalità e mi fa male vedere che ci muoviamo in questo modo.
Ammiro le associazioni e coloro che ne fanno parte perché difendono anche me, che non sono iscritto a nessuna associazione. Ma non mi si chieda mai più perché non voglio iscrivermi: le motivazioni sono qui sopra.

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