Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Eccoci, siamo arrivati. Gli archeoblogger, i barbari della comunicazione culturale

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Comincio così, senza preamboli. Un’apertura ex abrupto, alla Cicerone come direbbe la mia professoressa di italiano.

Per me la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico 2014 è stata un’ubriacatura.
Una sbronza di energie, idee, passione, professionalità e voglia di fare.
È questo il motivo principale per cui mi sono voluto prendere dei giorni per pensare prima di scrivere. Perché non volevo fare un racconto emozionale ma riflessivo.
Anche perché a fare un bellissimo riassunto ci hanno pensato Giuliano, Cinzia e Antonia.

Per me i giorni di Paestum sono stati necessari per non sentirmi solo, per guardare negli occhi le persone con cui avevo scambiato fiumane di parole, ma anche per prendere parte ad una collisione inevitabile. Ad un incontro-scontro sempre presente ma latente che è diventato quanto mai evidente durante il forum sulla comunicazione online dell’archeologia.

Stasi contro moto. Immobilismo contro dinamismo. Idee contro scuse.

Immagine1

In fin dei conti, questo incontro-scontro è stato anche piuttosto limitato considerando che la parte “istituzionale” del confronto ha preferito abbandonare la discussione rendendo palese quanto sia aperta al dibattito costruttivo.
Sono convinto che la presenza della dottoressa Anna Maria Buzzi, Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale MiBACT, sia stato il nostro asso nella manica.

Poter controbattere punto per punto alle sue obiezioni ci ha fatto guadagnare forza, consapevolezza e coraggio. Soprattutto ci ha fatto rendere conto che le cose le dobbiamo cambiare noi senza aspettare nessuno, che dal Ministero, dalle istituzioni e dalle università non ci arriverà nessun aiuto.
Che ci inseguano, se vogliono. Noi continuiamo per la nostra strada e non abbiamo intenzione di fermarci.

Perché non è vero che la figura del social media manager negli altri Paesi europei non esiste, tanto è vero che ne cercano uno; non è vero perché #svegliamuseo ha intervistato quasi 20 social media manager che lavorano per musei italiani e stranieri; non è vero che non c’è budget, perché possiamo permetterci di finanziare e co-finanziare progetti cosiddetti innovativi che puntano solo agli strumenti e mai alle soluzioni (v. flotta di droni per Pompei); ma soprattutto non è vero che non possiamo permetterci dei social media manager, perché invece possiamo permetterci un responsabile della comunicazione online del Ministero che non coordina gli uffici periferici, non fornisce linee guida e pensa di aver terminato il suo lavoro “innovativo” caricando un comunicato stampa online o scrivendo qualche tweet.

Mi ha fatto riflettere una frase che ci è stata rivolta e che ci dovrebbe dare la misura dello scollamento delle istituzioni (ministeriali e universitarie) con la realtà: “avete cambiato il modo di comunicare”.
No, in realtà non è affatto così. Non siamo stati noi ad aver inventato o cambiato il modo di comunicare: abbiamo solo capito che le cose stavano cambiando, che gli strumenti e le realtà nelle quali ci muovevamo stavano mutando. Abbiamo solo capito che il cambiamento che stava e sta avvenendo è decisamente importante e che andava seguito, studiato e compreso.
Tutto ciò che loro – istituzioni ed università – finora non hanno ancora fatto.

Queste riflessioni mi hanno fatto ripensare a due libri: “Permissionless Innovation” di Adam Thierer e “I barbari” di Alessandro Baricco.
Il primo scrive:

“Non tutti abbracciano l’idea di innovazione senza permesso. Invece molti critici adottano una mentalità per cui si guarda al futuro come qualcosa di cui avere paura e che deve essere pianificato attentamente. Questa è conosciuta come ‘mentalità statica’ ”.

Mentre il secondo dice:

“Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari”.

Eccoci, siamo arrivati. I barbari della comunicazione culturale innoveranno, cambieranno l’archeologia e la sua comunicazione per sempre. E voi non potrete fare niente per fermarci.

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