Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Estate piovosa. E’ colpa degli archeologi

5 commenti

Dopo le recenti dichiarazioni di Renzi, finalmente abbiamo capito di chi è la colpa  del mancato avanzamento dell’economia italiana.

La colpa è degli archeologi. Sì, perché ad ascoltare le parole del primo ministro, è colpa dei ritrovamenti archeologici, dell’archeologia e degli archeologi se la linea C della metropolitana di Roma è in ritardo sulle previsioni di consegna di 15 anni (e forse bisognerà aspettarne altri 10).

Anzi, a ben vedere, l’archeologia ha la colpa anche di tutti gli altri ritardi dei cantieri, delle costruzioni e delle grandi opere che consentirebbero al Paese di rinascere e risollevarsi dal baratro in cui si trova.

Mi pare evidente l’assurdità di queste parole. Ma sembra che solo in pochi la pensano come me.

Insomma, non hanno fatto in tempo a riconoscere la nostra professione che già ci addossano le colpe di decenni di mala-politica e di cattiva gestione della cosa pubblica; senza parlare poi delle politiche culturali disastrose  e di riforme universitarie imbarazzanti.

Mi pare evidente anche il paradosso di queste parole.

E’ come se, per prevenire gli incendi estivi, si decidesse di abbattere tutti i boschi della penisola.

Non posso escludere che alcune Soprintendenze, alcuni burocrati e chi più ne ha più ne metta, abbiano contribuito a rendere quantomeno difficoltoso l’avanzamento di alcuni cantieri, creando un sistema vizioso incentrato su di loro e sulle loro autorizzazioni. Ma penso che certe parole e certe accuse non possano essere accettate senza reazione.

Semmai è vero che in non poche occasioni l’archeologia è diventata una sorta di pretesto. Il parafulmine sul quale scaricare ogni colpa. Il sistema italiano ha prodotto l’infinità di cantieri avviati e mai terminati, non di certo il potere dell’archeologia.

Se non fosse così la lista di strade e ponti, palazzetti dello sport, teatri, parcheggi e ospedali e molto altro sarebbe risultata meno lunga. Se non fosse così nel capitolo “Territorio e reti” del Rapporto 2013 del Censis, una parte importante non sarebbe stata dedicata “ai ritardi ed alle incompiutezze ed al lungo travaglio dei grandi progetti urbani all’epoca della crisi”.

Manlio Lilli, Il Fatto Quotidiano, Archeologia e metro C: il paradosso renziano degli scavi blocca-cantieri

Copyright @Alex_OLove

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Di certo non è stata l’archeologia con i suoi ritrovamenti a far lievitare i costi delle opere o i tempi di realizzazione e consegna, quanto piuttosto le consulenze inutili alle società “amiche”, la corruzione con i suoi meccanismi da oliare, le clientele e le truffe sui materiali utilizzati.

Di certo non è stata l’archeologia a bloccare la realizzazione della TAV, del Mose, della Salerno – Reggio Calabbria o i cantieri dell’EXPO. Ma limitiamoci alla linea C della metropolitana.

Qualcuno dica al dottor Renzi che – per esempio – la metà del percorso del nuovo tronco è previsto in superficie, alla luce del sole, sfruttando binari già esistenti di linee regionali.

Qualcuno dica al dottor Renzi che – ad esempio – nel nome del “tutto e subito”, del risollevamento economico e dei posti di lavoro, sono stati cancellati interi insediamenti di epoca romana (si vedano Tor Bella Monaca oppure la Bufalotta).

Qualcuno dica al dottor Renzi che – ad esempio – dovrebbe far pace con il cervello perché nel decreto “sblocca-Italia” ci sono anche delle norme per agevolare la valorizzazione e la fruizione dei beni archeologici che verranno rinvenuti durante le indagini.

Paradossi su paradossi. Eterni, come la città che li ospita.

A proposito di paradossi: qualcuno dica al ministro Franceschini che non funziona così; che non basta aprire Pompei anche di notte per poter dire, alla fine del mandato, “ho fatto aumentare la percentuale dei visitatori”.

Perché nell’Italia del perenne segno meno, non basta aumentare le ore di visita per far aumentare i visitatori. E’ una non-soluzione. A parte che, come li paga gli straordinari ai dipendenti? E i sindacati? Come si adeguano i contratti e le condizioni? Quale altra mossa ha in serbo: decretare che i giorni durano 36 ore così la media di visite giornaliere aumenterà?

Si gira sempre attorno al problema senza mai risolverlo. Si gira sempre attorno a tutti i problemi senza mai risolverli.

Come ha scritto Mauro Corona in un suo recente articolo su Repubblica: “E’ per questo che l’Italia è andata in malora. Invece di educare si elimina il problema”.

 

PS: mi aspettavo qualche parola da parte di Orfini, che molto ha fatto per la categoria. Spero che non si faccia ammutolire dalla carica che riveste.

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5 thoughts on “Estate piovosa. E’ colpa degli archeologi

  1. Premessa la mia debolezza, ovvero di ritenere la politica renziana un nuovo e alquanto futile demagogismo, ognuno sarà in grado di soppesare quanto in seguito dirò. Ringrazio Alessandro D’Amore per aver raccolto il mio invito a riflettere su queste dichiarazioni e, come sempre, ha colto il nocciolo della questione. Ecco che Renzi punta i media contro gli infausti archeologi, che non fanno crescere l’Italia e bloccano il suo infaticabile lavoro di salvatore della patria. Deo Gratias noi “perfidi” archeologi sappiamo che non è vero, sappiamo che il vero inghippo è stato il dilagante malgoverno dei decenni passati, le lungaggini e i giochini di potere interni alle soprintendenze (che per altro sono combattute strenuamente da pochi e infaticabili operatori che hanno davvero a cuore la storia e il futuro del territorio, anche se con risultati non sempre sufficienti a raddrizzare le storture provocate dall’incompetente di turno). Sappiamo, come Alessandro ha ben sottolineato, che la soluzione unica e vera possibile è educare, davvero, alla cultura di sè, del presente e del suo valore, che in magna parte riposa nel suo passato, elemento costituente della nostra cultura non a parole, ma in fatti, idee e mentalità. Chi vive il bene culturale come un mero oggetto di marketing non riuscirà a salvare un bel niente, il bene culturale è cultura, profondità di pensiero e umanesimo, e così dovrebbero comprenderlo le generazioni future, come incalcolabile ricchezza da cui partire per ricostruire il presente, renderlo vivibile, creare opportunità di crescita e di lavoro.
    Le parole contraddittorie del premier spero che vengano lette per ciò che sono, ovvero un discorso da campagna elettorale di cui persino la più becera sofistica avrebbe orrore, e che si riconosca che il problema dell’Italia non sono gli archeologi, ma l’ignorare quanto grande sia la ricchezza che la cultura ci puo’ dare.

    • Ciao Amanda e grazie a te per l’invito e il bel commento.
      Sono contento di aver colto il nocciolo, ma tu lo hai decisamente arricchito.
      A presto,
      [Alessandro]

  2. Ciao Alex, condivido in pieno la tua analisi. Mi piacerebbe però aggiungere una riflessione intorno all’altra affermazione del Premier che si è persa tra le proteste: «In tutto il mondo – dice Renzi – le risultanze degli scavi archeologici permettono ai passeggeri delle metropolitane di godere di cose che altrimenti non avrebbero mai potuto vedere».
    Io ritengo che questo sia il punto cruciale, al di là della boutade sull’archeologia che ferma i lavori, luogo comune del quale Renzi si è furbescamente appropriato, credo anche per lanciare un segnale politico al vasto e ricco (quindi finanziatore) mondo degli italici costruttori.
    Il punto è: vogliamo valorizzare o no questo patrimonio archeologico? Vogliamo uscire dal nostro tunnel autoreferenziale? Vogliamo rivolgerci ai cittadini che magari risentono dei disagi di cantieri perenni senza riuscire poi a goderne in termini di cultura condivisa?
    Ho scelto di scriverlo qui perchè so che sei molto sensibile al tema, come molti altri (pochi) di noi.

    • Ciao Antonia,
      grazie per il commento. Sono assolutamente d’accordo con te e ti ringrazio per aver riportato il focus su un altro aspetto fondamentale della questione.
      Troppe parole e megabyte avrei utilizzato per parlare e approfondire anche il secondo nocciolo della questione (per tornare alla metafora di Amanda). Ma per fortuna ci siete tu e il tuo acume che ci permettono di tornare sulla faccenda 🙂
      Sì, come dico alla fine, si gira sempre intorno al problema (a tutti i problemi) senza risolverlo, si discute senza arrivare al punto, si propongono piani che non prevedono soluzioni.
      Quindi, lo valorizziamo o no ‘sto patrimonio di cui tutti si riempiono la bocca? Vogliamo comunicare con i cittadini e i turisti?
      Purtroppo – ad oggi – la risposta è no.
      Anche in questo caso, come in molti altri, si perde un’occasione. Grossa, ghiotta, importante.
      Se in tutte le altre città del mondo “le risultanze degli scavi archeologici permettono ai passeggeri delle metropolitane di godere di cose che altrimenti non avrebbero mai potuto vedere”, continuo a chiedermi perché in Italia ancora no?

  3. Pingback: Archeostorie: l’archeologia può diventare tutto ciò che desiderate | Le parole in Archeologia

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