Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Tu non sei autorizzato

10 commenti

Non pensavo che avrei dato seguito alle riflessioni di Giuliano. O meglio, non pensavo che avrei dato questo tipo di seguito alle riflessioni avviate da Giuliano.

Sì, perché immaginavo di condividere un’esperienza di visita museale ma da un punto di vista diverso. Invece ora condivido un’esperienza di vita umana e professionale.

Il punto è semplice: ho scoperto che non sono autorizzato a parlare di musei o di professioni museali.
Anche il ragionamento è semplice: rappresenti un museo (sia piccolo che grande)? No. Allora non puoi scrivere di musei. Rappresenti i professionisti museali? No. Allora è meglio che lasci perdere perché generi solo “imbarazzo tra i professionisti. Rappresenti lo Stato italiano? Neanche. Allora non ti rivolgere a questo panorama geografico.

Quindi io – seguendo sempre questa logica – perdo improrogabilmente il diritto a scrivere e a parlare di piccoli, medi e grandi musei italiani e delle figure professionali che vi operano.

A pensarci bene, io non rappresento neanche gli archeologi né il mondo dell’archeologia: non sono un accademico, un ricercatore, un rappresentante ufficiale di qualche associazione di professionisti, a ben vedere qualcuno mi contesterebbe anche il fatto che io sia un archeologo considerando la mia “sola” laurea specialistica e la gravissima mancanza di scuola di specializzazione e/o dottorato di ricerca.

Quindi io – seguendo sempre questa logica – perdo improrogabilmente il diritto a scrivere e a parlare di archeologia e delle figure professionali che vi operano.

Fonte @lad_unifg

Fonte @lad_unifg

Mi chiedo: è possibile essere definiti corpi estranei che vogliono parlare di una cosa che non conoscono, essere accusati di essere esterofili ad ogni piè sospinto e ora – addirittura – colui il quale crea imbarazzo in una categoria professionale?

Sì, è possibile e si conferma la tendenza a rigettare gli outsider.

Sì, è possibile e si conferma la tendenza a voler cambiare le cose senza – però – che nulla cambi.

È possibile che se si cercano buone pratiche di lavoro dove ce ne sono, ti venga dato dell’esterofilo; che se le trovi in Italia, “eh, ma vuoi mettere il loro budget con il nostro?”; che se proponi delle nuove soluzioni, sei uno che parla di una cosa che non conosce; che se chiedi consigli a chi ne sa – per conto di qualcuno che neanche te l’ha chiesto –, sarebbe meglio che non lo facessi perché creo imbarazzo (che poi non ho ancora capito per cosa o in cosa: perché sono una persona imbarazzante di mio oppure perché gli imbarazzati operatori avrebbero potuto e dovuto fare e invece non hanno fatto?).

Non so, è che l’italica mentalità dell’orticello, mi sconfigge.

Siccome questo spazio si chiama “Le parole in archeologia”, tratta di musei e web, professioni e nuovi sviluppi, nuove tecnologie e metodologie, ma a quanto pare sono tutte tematiche che ho affrontato indebitamente e senza alcuna autorizzazione, mi rimangono solo le parole.

Ma le parole – come direbbe Vecchioni – non le portano le cicogne e le dovrò pur usare per parlare/scrivere di qualcosa. La possibilità che io smetta di utilizzarle non è contemplata.

Non mi risulta – tra l’altro – che ci sia il copyright su alcuni aggettivi o su alcune parole. Non mi pare che ci sia alcun vincolo (per ora) nell’utilizzo della parola scritta, quindi è mia facoltà e diritto utilizzare tutte le parole che mi pare e nella quantità che desidero.

La possibilità che io smetta di utilizzarle non è contemplata.

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10 thoughts on “Tu non sei autorizzato

  1. Ciao Ale, solo ora ho letto il tutto…
    Non c’è bisogno di usare molte parole nello scrivere: continua così come hai fatto finora!

  2. Tu hai studiato archeologia e hai avuto numerose esperienze “sul campo”, pensa a noi che neppure abbiamo studiato storia dell’arte e abbiamo messo in piedi uno dei siti di storia dell’arte più seguiti sulla rete 🙂 E ovviamente pensa a quanti detrattori possiamo avere :-))) Quindi la regola è: non dare ascolto ai detrattori che muovono la lingua (o le dita, se scrivono) solo per il gusto di criticare l’operato altrui (e spesso -anzi, quasi sempre- lo fanno per invidia) e continuare per la propria strada 😉

    • Grazie Federico per il suggerimento e la “comprensione” 🙂
      Ho sempre tenuto molto in considerazione le opinioni altrui, se debitamente argomentate e motivate; le ritengo fondamentali e costruttive.
      Per tutte le altre – quelle che hai giustamente categorizzato tu – ho cercato di non darvi spazio, ma il periodo è difficile e la predisposizione personale questa volta non mi ha aiutato.
      Spero di rivederti presto su queste pagine 😉
      [Alessandro]

  3. Ciao Ale,
    sai che approvo la tua idea di comunicazione e critica comunicativa del sistema dei BBCC italiani e nonchè comprendo e spesso condivido la frustrazione di sentirsi “fuori”. Che la logica dell’orticello sia il comune denominatore di gran parte degli italici affari è assolutamente innegabile e musei ed archeologia non “sdirazzano”, anzi. Tuttavia, dopo averci riflettuto diverse ore vorrei invitarti, se ho intuito l’origine di parte della tua presa di posizione, a sentirti meno “coinvolto” da talune critiche.
    Devi considerare che probabilmente sono rivolte non tanto e non solo a te ma piuttosto alla “macchina” creativa ed innovativa del progetto di cui fai parte: ergo continua a scrivere, tieni conto delle criticità messe in evidenza da alcuni ma non sentirti outsider. Sentiti rivoluzionario e metti nel conto qualche danno collaterale.

    • Se invece ho sbagliato tiro, non ti curar di me!

    • Chiedo venia per qualche refuso…

    • Beh, Paola, che dire: hai fatto tutto. Ti sei anche risposta! 🙂
      Ovviamente scherzo e ovviamente hai intuito l’origine del mio “sfogo” condiviso. Come ho scritto nel commento precedente, tengo molto in considerazione le opinioni altrui e soprattutto le critiche, particolarmente quelle ben costruite e argomentate.
      Per quelle che non rientrano in questa categoria, il fato prevale: a volte l’animo riesce a rimanere indenne e a volte ne esce fortemente scalfito e abbattuto (come in questo caso).
      Per il carattere che mi ritrovo, farò sempre un po’ fatica a considerarmi rivoluzionario, al massimo mi considererò precursore 😉
      Così come l’animo, anche le spalle a volte sono più larghe e assorbono meglio i “danni collaterali” e a volte sono tremendamente piccole.
      Grazie per la vicinanza. Un abbraccio,
      Ale

  4. Ultimamente leggo in ritardo tutto, questo post compreso! Alessandro devi continuare a scrivere e fregatene delle critiche. A volte la curiosità, la voglia di capire, scoprire e far conoscere viene vista con sospetto e scambiata per presunzione di superiorità. Capita spesso. Ma a muovere le critiche sono, per primi, coloro che non sono capaci di condividere quello che sanno. E la conoscenza, se non fondata sulla condivisione, è sterile e inutile. Buona scrittura, sempre! 🙂

    • Ciao Giovanna,
      se tu leggi in “ritardo” il sistema di notifiche ha deciso che anche io dovessi leggere in “ritardo” il tuo commento 🙂
      Grazie per il suggerimento e l’incoraggiamento. Continuerò – e proverò a continuare – a fare quello che, senza presunzione, credo mi riesca meglio: farmi domande e usare le parole.
      Buona scrittura anche a te. Un abbraccio,
      Ale

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