Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

La favola dei professionisti e dei volontari

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C’era una volta una piccola e ridente città, immersa nella soleggiata campagna, tra dolci colline e verdeggianti prati.

Il sindaco della piccola e ridente città governava felicemente sul suo municipio e non badava a coloro che lo avvertivano che un problema sotterraneo stava per esplodere. Cominciavano a mancare i soldi per pagare i professionisti che tutti i giorni pulivano con passione e buona lena i canali fognari della ridente città.

Il sindaco si arrovellava: né voleva assumere i professionisti (nonostante ce ne fossero in gran numero e pronti a mettersi all’opera dietro equo compenso) né poteva abbandonare la manutenzione delle fogne.

Un giorno, un grande amico del sindaco si recò nel suo ufficio e tirò fuori dal cilindro una grande idea. «Ma lo sai, signor sindaco, che conosco un gruppo di persone davvero appassionate di pulizie delle fogne? Secondo me, se ci fai due chiacchiere, lo farebbero anche gratis!».

Era la notizia che il sindaco aspettava da giorni.

Convocò gli appassionati volontari e venne stipulato l’accordo: le fogne sarebbero state pulite gratuitamente dai volontari (debitamente formati) nel nome della loro passione e delle regole della civile convivenza tra le persone.

photo credit: lehman_11 via photopin cc

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Ovviamente montarono le proteste dei professionisti del settore! «Ma come?!» protestavano «se si affida un lavoro specialistico e specializzato come il nostro, si rischia grosso! E cosa abbiamo studiato a fare noi per decine di anni per diventare esperti di condotte fognarie se il nostro lavoro viene fatto fare a dei volontari?».

Niente. Il sindaco era irremovibile.

Passarono i giorni e i mesi, tutto sembrava andare per il verso giusto nella piccola e ridente città.
I volontari prestavano la loro opera alacremente ma ben presto si resero conto che la pulizia delle fogne dava una gran soddisfazione farla una volta al mese, ma alzarsi ogni giorno alle 6 e spezzarsi la schiena fino al pomeriggio non era una gran gioia. Allora pian piano cominciarono a rinunciare, da 30 passarono a 20, da 20 a 10 e da 10 a 5.
Gli ultimi cinque rimasti andarono nell’ufficio del sindaco per dirgli che non ce la facevano più, che non potevano sostenere in 5 il lavoro di 30 e che – a ben vedere – non volevano neanche più farsi carico della pulizie delle fogne perché quella era la loro passione e non il loro lavoro.

Il sindaco crollò di nuovo nel vortice della disperazione, non sapeva che fare né a chi rivolgersi. Interpellò urgentemente tutte le associazioni di volontari, amici delle fogne, appassionati di condotte ed entusiasti di collettori fognari. Niente, nessuno voleva più farsi carico dell’onere. Tutti rispondevano che era la loro passione quella, mica il loro lavoro.

In preda all’angoscia, il sindaco non trovò altra soluzione che chiamare di nuovo i professionisti della pulizia fognaria. Avrebbe dirottato qualche capitolato di spesa in via momentanea, avrebbe fatto affidamento sulla comprensione dei professionisti, avrebbe chiesto loro qualche sacrificio e sarebbe riuscito a tirare avanti.
Il sindaco passò tutto il resto della giornata a chiamare i professionisti delle fogne ma nessuno rispondeva, qualcuno diceva che era andato a vivere in un altro paese, magari con meno sole, magari con più nebbia, ma almeno riusciva a pulire le fogne e a vivere; qualcun altro diceva che aveva cambiato lavoro, che ora insegnava storie delle fogne in una scuola elementare e non se la sentiva di tornare indietro.

Arrivò la sera. Il sindaco era ancora nel suo ufficio. Solo.

Non sapeva che fare, non era riuscito a trovare nessuna soluzione
Allora pensò: «Ma, in fondo, chi vuoi che se ne accorga se per un giorno o due non farò pulire le fogne? Avrò più tempo per trovare una soluzione: pulire le fogne ma non spendere soldi».
E così fece.

Solo che i giorni non furono uno o due, non fu neanche una settimana. La città cominciò a puzzare e divenne sporca e poco curata. I cittadini si lamentavano, l’opposizione chiedeva spiegazioni, si intrapresero azioni legali e il sindaco venne sfiduciato e destituito.
Il sindaco della piccola e non più ridente città pensava di aver trovato nei volontari la soluzione e invece aveva condannato un intero paese ad essere sommerso dalla cacca.

Con questo racconto non voglio sminuire la dignità della figura professionale che rappresento (né di tutte le altre coinvolte nelle polemiche dei giorni scorsi), ma – anzi – ne volevo far risaltare metaforicamente l’importanza. Il paese sommerso di cacca è stata una sponda troppo appetitosa per non costruirci sopra una favola. Ogni riferimento a luoghi e persone è puramente casuale. Ogni riferimento a fatti è puramente voluto. Credo nei volontari e nel volontariato. Credo nel suo valore e nella sua valenza. Credo anche che un volontario debba aiutare e supportare, non sostituire.

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