Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Alt, archeoblogger! Chi siete? Dove andate? Cosa fate? Un fiorino!

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Ora tocca a me raccontare quello che è stato e come io ho vissuto l’incontro dei blogger di archeologia (e non solo) che esattamente una settimana fa si è tenuto a Paestum durante la prima giornata della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

Quest’incontro per me è stato principalmente fatica. Partenza alle 8.30, arrivo dopo 4 ore, ricongiungimento con il gruppo blogger alle 13, pranzo-scambio di opinioni frivole e meno frivole, visita agli stand della Borsa (con osservazioni semi-serie), insediamento in sala, attivazione di tutti i marchingegni possibili e immaginabili, live tweeting ossessivo-compulsivo con Elisa, applausi, saluti calorosi, 4 ore di guida e alle 00.15 ero a letto.

Screenshot del live tweeting

Screenshot del live tweeting durante la BMTA2013

Forse il termine fatica per una giornata come quella, è limitativo. Ma non c’è stato mai un solo momento in cui quella fatica l’ho sentita. Ho passato tutte le 4 ore del ritorno a pensare e ripensare a ciò che era stato detto e a sorridere per l’esperienza che avevo appena fatto; soprattutto per le persone – che ancora non conoscevo – che avevo appena conosciuto.

Io a quell’incontro non sarei mancato per nulla al mondo. Per rivedere vecchi amici e per incontrarne di nuovi; o meglio, “per collegare a quelle iconcine di Twitter una persona reale” (cit.).

Nonostante io sia una new entry della categoria, un homo novus (siamo archeologi o no?) e abbia un blog da meno di un anno.

Le macro-aree che si sono distinte durante gli speech sembrano abbastanza chiare ed emergono molto bene dalle analisi di Francesco e Marina alle quali vi rimando.

Però non riesco a trattenermi e mi viene da ragionare da outsider, da scrutatore non votante, da quarto uomo, da ragazzino che ha le scarpe da calcio ma non il pallone.

E se un archeoblogger non ha la fortuna di poter scrivere per un museo o per una soprintendenza? O di lavorare in un museo? O di lavorare in un’università? O di lavorare in ambito archeologico e basta? È di questo che stiamo parlando. Non solo dipendenti museali che vogliono che l’opera comunicativa-promozionale che profondono per l’istituzione venga riconosciuta loro, ma inoccupati che stanno investendo nella loro autonoma formazione e che credono di poter colmare una lacuna nel mercato del lavoro culturale.

Io mi trovo proprio in questa condizione…quindi, chi sono io? E cosa posso fare? Ho già perso in partenza? Troppe domande, maledizione.

Posso provare a comunicare contenuti, Michele ci ha illustrato la sua esperienza e pare che ce ne sia bisogno. Allo stesso modo, anche Mariangela ha condiviso con noi quell’inaspettata esigenza di cultura dimostrata dai suoi lettori che porta un post di contenuto culturale a oltre 10mila visite.

Se si scrive per un museo o un’istituzione i contenuti producibili sono pressoché sconfinati: teche e teche, magazzini e magazzini. Ma se non si scrive per un museo? Quali contenuti devo produrre? Perché di blog e spazi web sulla grama vita dell’archeologo ce ne sono già troppi e, se vogliamo davvero cambiare marcia, abbiamo l’obbligo di  puntare sui contenuti.

La realtà è che siamo stati partoriti dal grande ventre dell’archeologia post-moderna davvero da molto poco e ancora dobbiamo capire chi siamo, dove ci troviamo e in quale direzione preferiamo andare.

Non solo dobbiamo darci delle caratteristiche minime (Dio ce ne scampi e liberi dai paletti settoriali, ma un minimo comun denominatore formativo e di competenze ce lo dovremo pur dare, o no?), ma dobbiamo anche comprendere a chi e per chi scriviamo/parliamo/comunichiamo. È brutto e inappropriato definirli “target”, ma il termine rende bene l’idea: bisogna prendere la mira prima di mettere le mani sulla tastiera.

Screenshot da "Non ci resta che piangere"

Screenshot da “Non ci resta che piangere”

Ovviamente servirà del tempo – non si impara a camminare a poche settimane dalla nascita – però neanche dobbiamo perdere la spinta propositiva che abbiamo respirato durante quella giornata.

È un’occasione che dobbiamo e possiamo crearci solo noi. Se lo vogliamo – con impegno e dedizione, tanto cari alla nostra professione – possiamo cambiare, inventare, innovare.

Io sono pronto. E voi?

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2 thoughts on “Alt, archeoblogger! Chi siete? Dove andate? Cosa fate? Un fiorino!

  1. Pingback: Archeoblogger Superstar | Filelleni

  2. Pingback: La semantica ci ucciderà | Le parole in Archeologia

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