Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

126 thoughts on “Una professione inspiegabile: l’archeologo

  1. Vi racconto la mia esperienza, spero vi faccia riflettere e magari possa salvare tanti altri disgraziati come me.

    Laurea in Archeologia (Aerotopografia… si perché dicevano che la tecnologia avrebbe sicuramente dato più possibilità di lavoro in un campo già ristretto)

    Durante il mio percorso con grosse difficoltà (sia economiche che ovviamente relative alla competenza) imparo ad usare stazione totale, corsi di autocad 2-3d, rendering, tecniche di ripresa aerea (tutte attività molto costose se devi comprare la strumentazione da solo come feci io). Come più o meno tutti seguo un professore e inizio a fare lo schiavetto in maniera gratuita nella speranza di ottenere un minimo di riconoscenza un giorno.

    Tutto questo non bastava però (che fai la scuola di specializzazione non la fai?! senza quella non sei un vero archeologo). quindi giù a capo chino a studiare mentre nel frattempo dopo aver tentato 10000 dottorati dove ovviamente arrivavo sempre primo tra i non raccomandati per capirci facevo anche l’assistente sempre in maniera gratuita (lezioni, scavi, esami, scartoffie, etc).

    Finita la scuola speravo finalmente nel dottorato (anche senza borsa, tanto oramai soldo più soldo meno sempre di lavoretti dovevo campare). Purtroppo non arriva, continuo la schiavitù accademica gratuita e nel frattempo tramite presentazione lavoricchio per cooperativa di sorveglianza archeologica (ovviamente ti pagano l’anno del mai e devi ringraziare dio se ti pagano).

    Arrivo alla soglia dei 30 e mi guardo intorno…. vedo il nulla.

    Decido di farla finita… inizio a lavorare come cameriere full time (tanta fatica poco guadagno), la cosa dura più di un anno, nel mentre faccio mille colloqui in qualsiasi ambito in cui ho una minima competenza tecnica. La risposta è sempre la stessa “Si lei è molto bravo ma ha una laurea in archeologia.. capisce… a noi servirebbe un ingegnere o un archittetto per fare il caddista o il rilevatore o il renderista”. Alla fine qualcuno crede in me e mi da una possibilità. L’ambito non è quello tecnico, tutt’altro ma mi armo di coraggio e inizio a studiare tutto quello che mi può essere utile per invertire una discesa senza fondo.

    Ad oggi lavoro ancora in questa azienda, non dico che è stata facile, non dico che mi sia piaciuto subito ma se mi guardo indietro di certo non cambierei il mio lavoro per nessun contratto da archeologo al mondo… e questo non perché non ami ancora l’archeologia più di me stesso ma semplicemente perché l’archeologia è utopia.

    Per chi studia: cambiate facoltà finche siete in tempo perché perseverare non vi porterà da nessuna parte (non date retta a chi vi abbindola con assurde fantasie)

    Per chi ormai la laurea l’ha già presa: non dite “Ormai che posso fare ho questa laurea mi tocca provare a sopravvivere facendo questo mestiere”. Si può cambiare basta volere!

    in conclusione la prima cosa che bisogna accettare per essere sereni e iniziare il cambiamento è ripetersi “L’archeologia non è un lavoro! L’archeologia non è un lavoro!”

    spero di aver convinto anche solo uno di voi… sarebbe un’altra persona salva da una vita di sacrifici e delusioni

    • Perdonami se non sono affatto d’accordo con te.. Io ho appena iniziato questo percorso e non intendo cambiarlo perché ci credo. Ci credo davvero tanto. Perché se tutti facessimo questo ragionamento o se tutti dessimo retta a una comunità che ormai ha perso la passione dove andremo a finire? Vedo i miei professori e penso “se loro ce l’hanno fatta posso farcela anche io” perché nulla è impossibile. Perché non voglio rinunciare alla mia felicità per uno stipendio più alto, non mi importa. Non è giusto dire così ai ragazzi che stanno iniziando a studiare.. Piuttosto bisognerebbe chiedere al mondo intero “dove stiamo finendo?” In una società grigia, triste fatta di persone frustrate e insoddisfatte? Non è questo il futuro che voglio, non è questo che un giorno vorrò trasmettere ai miei figli. Non voglio un mondo di sconfitti.

      • Ciao e grazie per il tuo commento.
        E’ da un po’ (troppo) che penso di rispondere al commento di Armando…beh, penso che non ci sia risposta migliore della tua!
        Penso che il carico di passione, caparbietà e forza di volontà che le tue parole trasudano non hanno eguali e vanno ad infrangere fragorosamente quel muro che i “detrattori” alzano in questi casi.
        Poi c’è anche da dire che ognuno basa le proprie affermazioni sull’esperienza: evidentemente l’esperienza professionale e personale lo ha portato ad avere queste opinioni. L’importante è non generalizzare, non fare di tutta l’erba un fascio, perché la TUA esperienza non è LA esperienza.
        E – tra l’altro – prima di dispensare consigli o teorie generali, mi chiederei mille volte (e forse ancora mille) che effetto mi avrebbero fatto quelle parole che sto scrivendo se le avessi lette 10 anni fa.
        Nessuno merita un mondo di sconfitti, di iper-ottimisti o iper-pessimisti.
        Ognuno ha il diritto di seguire i propri sogni, le proprie propensioni e passioni.

  2. Alessandro grazie.
    Grazie perché avevo paura di essere la sola (insieme a tutti gli altri ragazzi che stanno iniziando questo percorso) a pensare che non sia una perdita di tempo. Troppo spesso giro per questi siti e vedo solo commenti negativi su questa professione e ci soffro perché non è giusto distruggere così i giovani e i loro sogni. Non dico che dobbiamo vivere in un mondo incantato ma un atteggiamento così negativo mi sembra esagerato. In questo modo io e tutti gli altri ci sentiamo “abbandonati” da coloro che ci hanno preceduto. Dovrebbe esserci più appoggio reciproco e unione.. Non una sorta di autodistruzione. Quindi grazie perché hai dimostrato che ci sono ancora persone che hanno fiducia. Grazie a nome di tutti.

  3. Durante l’attiività di orientamento universitario che tengo a scuola quest’anno c’è un ragazzo che è molto interessato all’archeologia sotto un profilo sia strettamente storico/artistico sia scientifico.
    Qualcuno potrebbe illustrarmi tutto il percorso accademico (lauree triennale, magistrale, scuola di specializzazione ecc) per il raggiungimento di questo titolo e quali siano i centri universitari più autorevoli in Italia? Archeologia, infine, fa parte del corso di laurea di lettere o di beni culturali?
    Ringrazio chi risponderà.

    • Ciao Francesco
      e grazie per la domanda.
      Il percorso universitario è quello che potrebbe definirsi “classico”: laurea triennale (beni culturali, scienze dell’antichità, ecc) + laurea magistrale.
      Ci sono diverse scuole di specializzazione distribuite sul territorio nazionale in numero maggiore rispetto alle scuole di dottorato (ma i miei dati potrebbero essere assolutamente non aggiornati). C’è un ampio dibattito – sia su questo blog che su altri siti – su cosa si dovrebbe / potrebbe fare dopo una laurea magistrale in archeologia; dopo il recente riconoscimento della figura professionale, l’amministrazione centrale dello Stato dovrebbe pronunciarsi sui titoli minimi di studio necessari per esercitare la professione.
      Per quanto riguarda i centri universitari non mi sentirei di esprimere un giudizio sia perché non mi sento in grado di dare un giudizio sia perché non ritengo di avere gli strumenti per giudicare.
      In ogni caso, io ho studiato a Siena fino al 2010 e non mi sento di dire di aver fatto la scelta sbagliata. Ho conosciuto – per lavoro – tante persone che hanno studiato a Ravenna (sede distaccata di Bologna) altrettanto soddisfatte. Così come non posso non citare Foggia (con tutte le vicende che la stanno attraversando: http://www.passatoefuturo.com/2014/12/dieci-piccoli-indiani.html), Padova, Verona, Pisa e tante altre realtà.
      Spero di esserti stato utile. Se ti dovesse capitare qualche altro ragazzo interessato al percorso di studi in archeologia, potresti sempre indirizzarlo a questo blog 🙂
      A presto,
      Alessandro

  4. Ciao, mi permetto di scrivere anche io un commento, anche in risposta ad Armando, per offrire una campana differente a chi legge.
    Io ho circa 28 anni, ho una laurea in Scienze dell’Architettura, una laurea magistrale in Architettura, e attualmente sto per prendere una laurea in Archeologia/Conservazione dei beni culturali (entro in tesi a settembre); devo ancora decidere se darmi un colpo di reni e farmi anche un’altra magistrale una volta finita questa, ma penso che deciderò a tempo debito.

    Non scrivo questo ovviamente per dire “guardate che bravo che sono”, assolutamente, ma per dimostrare che se si ha una passione è giusto difenderla, coltivarla, preservarla. Io ho molte passioni, lo ammetto, e a suo tempo scelsi Architettura anche per lo sbocco lavorativo, ma non ho mai abbandonato il mio amore per l’archeologia. La magistrale in Architettura è stata quasi inutile e nel frattempo ho iniziato a studiare alla facoltà di Archeologia per prendermi avanti, tanto che ora sto per laurearmi in quello che mi piace. Se una passione è forte non bisogna sopprimerla. Sono stanco dopo due titoli di laurea, ma è bellissimo vedere che malgrado questo l’amore per qualcosa riesce a darti la forza di proseguire.

    Per quanto riguarda lo sbocco lavorativo è vero che non ci sono molte possibilità, ma io che ho fatto una università più per lavoro e una più per passione, posso confermare che seguire i propri interessi è molto più importante, può dare grandi soddisfazioni, e inoltre è molto più stimolante.

    Per quanto riguarda il percorso studi vorrei fare una precisazione, portando sempre come esempio il percorso che ho fatto. Quello che conferisce il titolo di archeologo è la laurea, cosa che vale anche per tutti gli altri titoli. Lo sottolineo perchè la laurea magistrale, se per certi versi può essere considerata un upgrade, è in verità un approfondimento in un settore specifico. Per intenderci la laurea rende archeologi, la magistrale rende medievisti, orientalisti, classicisti, ecc… Un archeologo se vuole può scegliere anche di specializzarsi in un settore differente, prendendo ad esempio una laurea magistrale in antropologia, storia dell’arte, storia, storia delle religioni, ecc… Spesso può accadere addirittura che la laurea magistrale possa rivelarsi quasi inutile o poco interessante: io ad esempio penso che se mi specializzerò, lo farò in un ambito differente, dato che l’offerta formativa dell’attuale laurea magistrale in scienze dell’antichità nella mia università presenta solo qualche corso interessante (che probabilmente frequenterò a parte). Questo non vuol dire che non sono archeologo… sinceramente non capisco quelli che affermano che per essere archeologi bisogna fare laurea, magistrale, dottorato, master, ecc… non è vero! Conosco molti storici che si specializzano in archeologia, diversi archeologi che poi fanno storia dell’arte o antropologia. Il percorso può prendere pieghe differenti a seconda delle varie passioni o interessi. Comunque il percorso completo ovviamente, come diceva giustamente Alessandro, sarebbe laurea in archeologia o conservazione dei beni culturali (che rende archeologi) e magistrale in scienze archeologiche o scienze dell’antichità (che fa un approfondimento in un settore, rendendo medievisti, orientalisiti, classicisti, ecc..).

    Col passare del tempo ho capito che ciò che ti differenzia dagli altri e in ambito lavorativo, non è tanto il titolo o il numeretto (del voto non glie ne importa nulla a nessuno), ma quanto uno sa fare e quanto uno è poliedrico. Quando ho iniziato questo nuovo percorso mi è stato detto che, in virtù del percorso e degli esami in ambito archeologico già sostenuti, avrei potuto entrare già alla magistrale, ma ho rifiutato e ho scelto la laurea. Questo perchè se avessi fatto la magistrale avrei approfondito solo un ambito specifico trattando tra l’altro argomenti particolari, alla fine sarei stato un archeologo magistrale ma non mi sarei mai sentito archeologo. Scegliendo la laurea ho scelto un percorso un po’ più lungo, ma ho la possibilità di diventare archeologo e conservatore dei beni culturali, ma cosa più importante: di imparare molte più cose.
    Il mio consiglio è anche questo: è molto più interessante e costruttivo approfondire più ambiti e argomenti possibili. Non fate le cose per forza o solo per lo sbocco lavorativo, ma per passione.

    Ovviamente posso essere criticato per certe scelte e posizioni. Non mi offendo assolutamente. Ho scritto questo solo per offrire un parere in più. Spero di essere stato utile a qualcuno.

    Buon percorso a tutti.

    • caro Emmanuele, mi duole il cuore redarguirti sul fatto che per ottenere il titolo di Archeologo devi aver fatto la scuola di specializzazione. La scuola equivale all’iscrizione all’albo professionale (che per gli archeologi aimè non esiste) e che quindi abilita al titolo e all’esercizio di una professione. Se non si conclude la scuola si è solamente laureati in… d’altro canto come per un ingegnere che non si abilita passando l’esame del proprio albo professionale.

    • ciao grazie e condivido appieno
      io sono nel mondo del lavoro da anni -piccola imprenditrice- e ti assicuro che in ogni ambito ci sono problemi
      comunque il prossimo anno accademico mi iscriverò a beni culturali per portare avanti la mia passione quindi direi un percorso inverso diciamo a quello standard .
      In che università hai conseguito la laurea in Beni Culturali?

  5. Buonasera a tutti. Mi chiamo Davide,sono un diciannovenne che ha poco terminato le superiori e ora lavoro in fabbrica (lavoro che ho trovato dopo 6 MESI). Ho fatto un istituto tecnico (scelta che tuttora rimpiango ) spinto da consigli di genitori e amici. Concordo con chi ha scritto l’articolo. In italia non si sá dare valore all archeologia e alla sua utiliá. Concordo anche con le storie che ti piantano in testa “fai un tecnico che lavori subito etc.. “. Ora che lavoro e faccio le stesse cose che fanno altri che a scuola non ci sono mai andati mi viene voglia di studiare Archeologia. . almeno provo a fare qualcosa che stimoli la mia curiosità. .. Mi consigliate di fare questa esperienza? (se andasse male ritornerei a lavorare ib fabbrica 😦 )

  6. sveglia con gli interessi non ci paghi le bollette, non ci paghi l’affitto, non ci mantieni un figlio… vi siete mai chiesti perchè, al netto dei professori che hanno uno stipendio fisso tutti gli assistenti/collaboratori/archeologi in proprio (quindi gente che si barcamenta per prendere qualche euro) sono tutti scapoli/zitelle di circa 40 anni senza compagni/figli????
    Il sistema sarà anche sbagliato, tuttavia ti impone di avere un lavoro che ti da uno stipendio.. non qualche euro per campare…. ha ragione Armando… svegliamoci l’archeologia non è un lavoro!

  7. L’ha ribloggato su Taste of the word, Flavours of lifee ha commentato:
    Quanto è vero!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Immaginate a provare a spiegare cosa fa un archeobotanico. Studi i carboni? No, cioè, voglio dire….tipo quelli del camino?

  8. Ma siamo seri? Realmente c’è gente che dice seriamente (ancora) che l’archeologia non è un lavoro??!?!?
    Seguendo questo ragionamento allora dovremmo studiare tutti economia, legge, medicina e ingegneria. Ma stiamo scherzando? Che mondo schifoso sarebbe se fossimo tutti così? Tutti uguali. Io non so se riuscirò a trovare un lavoro nell’archeologia. Ma ora come ora non mollo. Per tutta la mia vita ho sentito gente andare contro le mie scelte di studio. Ho frequentato il liceo artistico e tutti che mi dicevano darei stata una fallita. Invece? Sono uscita con il massimo e mi ha trasmesso ciò che nessun’altra scuola mi avrebbe mai trasmesso. Ho vinto concorsi e fatto mostre. Ora con archeologia. No. Questa cosa non mi sta bene.
    Primo: Non bisognerebbe mai svalutare il lavoro altrui.

    Secondo: l’archeologia è un lavoro importantissimo. Lo stato deve solo capirlo.
    Terzo: Bisogna sempre provare a realizzare i propri sogni. Male che va trovi un altro lavori però ci hai provato.
    E per favore dire che l’archeologia non è un lavoro è da ignoranti e maleducati perché si svalutano anni e anni di studio.
    Secondo:

  9. Ma seriamente ci sta gente che sostiene che l’archeologia non è un lavoro?
    Certo! Allora facciamo tutti i medici, gli avvocati o gli economisti. Tanto la società solo loro considera. Recentemente ho letto un articolo in cui si sosteneva che chi sceglie lettere e filosofia è perché non ha voglia di studiare e non ha grandi obiettivi.
    Ma stiamo scherzando!!?!?!? Allora che nessuno più studi filosofia, storia, storia dell’arte. Che nessuno più vada all’accademia di belle arti per fare il pittore o lo scultore. (se tanto mi da tanto chi non considera un lavoro l’archeologia sicuramente non considera nemmeno quelli lavori)
    Ip mi sono diplomata al liceo artistico. Contro i pareri di tantissimi, coetanei e non. Perché tanto sarei stata solo una fallita. Perché tanto solo il classico o lo scientifico sono degni di nota. Eppure vi garantisco che quello che mi ha insegnato quel liceo sul piano culturale ma principalmente umanistico non me lo avrebbe dato nessun altro. E lo stesso sta succedendo ora con archeologia. Tutti addosso? Io (parlo solo per me) non mollo. Perché finora tutto ciò in cui ho creduto l’ho fatto. E non voglio vivere con il rimorso di non averci provato. Male che va farò un altro lavoro.

  10. Questo articolo è un pochino vecchio ma voglio scrivere comunque la mia .Mi sto laureando in storia e sto prendendo in considerazione la magistrale in archeologia .Sono stata abbattuta letteralmente tutti i giorni per questa scelta da amici ,fidanzato e da molti adulti .Vorrei dire che gli ingeneri non trovano sempre lavoro ,i laureati in giurisprudenza neanche ,i medici neanche .La crisi c’è per tutti .Ed il mondo cambia e magari cambierà in meglio e l’archeologo sarà un lavoro ambito e ben pagato e magari una professione molto richiesta .Buona fortuna a tutti .E ricordiamoci di mettere la nostra passione davanti all’ottusità ed il materialismo degli altri .Io ho molta fiducia .

  11. “errare humanum est, perseverare autem diabolicum” e con questo penso si sia detto tutto.
    Ragazzi non prendetela sul personale, cercate di guardare oltre le vostre passioni, perchè quelle difficilmente vi daranno da mangiare… non si tratta di materialità e ottusità si tratta di essere realisti e concreti. Ha ragione Armando, purtroppo la società moderna non permette di vivere degnamente praticando questo mestiere bellissimo. Secondo me nessuno di voi, forse a casua della giovane età (visto che leggo che molti di voi hanno iniziato da poco il loro percorso accademico) ha capito le parole di Armando. La frase “L’Archeologia non è un lavoro” non era intesa in maniera denigratoria come molti di voi hanno percepito. Quello che credo intedesse dire è che purtroppo in questo paese non è riconosciuto come un mestiere. Questo infatti è percepibile semplicemente dal fatto che la figura dell’Archeologo non ha un contratto nazionale del lavoro e nemmeno un inquadramento normativo.

    A distanza di circa 2 anni, vorrei chiedere a tutti coloro che hanno duramente criticato le parole di Armando cosa stiano facendo nella loro vita? Non è mia intenzione essere provocatorio ma avrei piacere di sapere quanti di voi ad oggi percepiscono uno stipedio tale da essere autonomi praticando il mestiere di archeologo.

    spero di ricevere molte risposte

  12. Pingback: MA I DINOSAURI MORIVANO IN PIEDI O SEDUTI? – Omnibus

  13. Se potessi adesso mi iscriverei alla facoltà è una professione affascinante!! Complimenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...