Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Esperienze di visita: il Museo Archeologico di Arezzo

Lascia un commento

Primo maggio. Gita in un centro storico della nostra Penisola. La scelta ricade su Arezzo.

Dopo un lungo e calmo giro per il centro storico (commento di una mia amica: “In fondo, sembra una piccola Siena tenuta male!”), convinco – del tutto inaspettatamente, se devo essere sincero – la combriccola a raggiungere il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate.

Per uno come me che si immagina un ‘museo parlante’, l’esperienza è stata a dir poco deprimente: non solo il museo, e tutto ciò che conteneva, era muto ma anche sordo e cieco.

Veniamo accolti da due signore di mezza età che ci fanno lasciare gli zaini nel gabbiotto che funge da ‘reception’, ci augurano buona visita e ci forniscono una brochure informativa fotocopiata male e piegata peggio. Ovviamente monolingua.

Fonte @commons.wikimedia.org

Fonte @commons.wikimedia.org

Ci aspettano 26 sale distribuite su due piani. Io – invece – mi aspettavo di scoprire la storia dell’abitato dalla preistoria alla tarda antichità, mi aspettavo di conoscere il comprensorio territoriale tramite i reperti e i contesti archeologici, mi aspettavo di approfondire la conoscenza della rinomata cultura ceramica aretina.

Niente, neanche mezza aspettativa soddisfatta. Ho pensato che forse avevo puntato troppo in alto, avevo preteso troppo vista la mia formazione da archeologo e professionista del settore. Allora ho chiesto conferma alle mie compagne di avventura. Le loro aspettative erano decisamente più accessibili e  legittime: volevano semplicemente capirci qualcosa. Ecco, anche le loro aspettative sono state disattese. A metà delle 26 sale, hanno abbandonato la visita esauste di guardare reperti ceramici senza essere accompagnate nella comprensione, senza capire a cosa servissero e come venissero prodotti, perché quell’industria ceramica ha fatto un pezzo di storia del mondo antico.

Pannellistica una tantum, solo in italiano e senza immagini; teche a 3 piani in cui anche una persona mediamente alta come me faceva fatica ad osservare i reperti esposti; materiale informativo in inglese e francese (alleluia!) su fogli A4 plastificati riposti in cassettine di plastica attaccate ai muri di alcune sale su cui si leggeva (cito a memoria) “Please, leave the information sheet in the box after consultation”.

Io ho fatto quello che ho potuto per integrare le imbarazzanti didascalie (“Ceramica aretina” – monolingua, ovviamente) e per rendere affascinanti urne cinerarie biconiche ed ex voto esibiti in una ottocentesca sequenza, ma tra la disperazione e lo sconforto mi sono perso anche io vagando nelle sale.

Il giorno dopo, come faccio spesso sia per le buone che per le cattive esperienze di visita, mi documento e trovo una carta dei servizi.

Nel paragrafo “Caratteristiche essenziali e attività” si dice:

“Se il nucleo più antico della sede espositiva costituisce un’importante esemplificazione del collezionismo antiquario di nobili e ricche famiglie o studiosi locali, le sezioni topografiche successivamente aggiunte, consentono una lettura dell’evoluzione urbana della città dal periodo etrusco alle fasi di massima espansione nel periodo augusteo e giulio-claudio, con particolare attenzione alle produzioni di vasellame fine da mensa (terra sigillata aretina) che, dalle fabbriche di Arezzo, saranno esportate in tutti i territori dell’impero e oltre.”

Ecco, con l’esclusione della parte centrale sull’evoluzione urbana, tutto il resto è vero.

Ancora peggio se si scorre il documento. “Missione”:

“Il Museo archeologico nazionale Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo assolve la missione di tutelare, conservare, valorizzare, rendere fruibile al pubblico il patrimonio archeologico ivi conservato e promuoverne la conoscenza, per visitatori e studiosi italiani ed esteri, con particolare attenzione ai minori in età scolare”.

Niente di più lontano dalla realtà.

Ultima perla. “Capitolo III – Impegni e standard di qualità”. “Diritti degli utenti” :

“Gli utenti hanno diritto di:

· ricevere una chiara ed efficace informazione sulle offerte del Museo e sulle modalità di accesso ai servizi e alle iniziative

· comunicare con il Museo attraverso tutti i mezzi messi a disposizione a questo scopo (telefono, fax, posta elettronica), o presso il punto informativo in biglietteria.”

Mi verrebbe da esclamare: evviva le informazioni chiare! Evviva la comunicazione con il museo tramite fax!

Poi arriva un barlume di speranza: “Progetti di miglioramento”.

“Il Museo archeologico nazionale Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo verrà dotato nel 2013 di nuovi spazi di informazione ed accoglienza (punto destinato alla comunicazione, propedeutico al percorso espositivo e alla “lettura” dell’edificio in cui è allestito il Museo, punto informazione-biglietteria con annesso guardaroba, punto di sosta con bookshop e spazi per il riposo e la lettura) avvicinando la sede museale a standard di qualità più elevati.”

Più che ‘di miglioramento’, avrei preferito ‘di creazione’ perché tutto quello che vorrebbero migliorare – per ora – semplicemente non esiste. Il primo passo è la consapevolezza.

Speriamo in questo 2013.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...