Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Invasioni Digitali: un piccolo passo verso la direzione giusta

5 commenti

Mentre l’Italia politica stava decidendo di rimanere indietro rispetto all’Italia reale con la ri-elezione di Napolitano a presidente della Repubblica, sabato 20 aprile io partecipavo alle Invasioni Digitali di Ravenna. Beninteso, vorrei precisare che, allo stesso modo di sabato scorso, l’Italia ha deciso deliberatamente di rimanere indietro quando il MiBAC per quest’anno non ha istituito la settimana della cultura e quando (ormai da decenni) lo Stato ha deciso di investire la cifra più bassa dell’intera Europa nel settore culturale.

Proprio mentre tutto questo tirava ancora più a fondo un’Italia già appesantita, un gruppo di persone cercava disperatamente di non lasciarsi trascinare e di andare avanti, cosciente e consapevole che in tutta la penisola centinaia di altre persone avrebbero fatto come loro.

Fonte @Alex_OLove

Fonte @Alex_OLove

Il gruppo con cui ho trascorso un paio d’ore del mio sabato pomeriggio non era di certo un manipolo di invasati tecnofili patologicamente ossessionati dall’impulso irrefrenabile di condividere la propria vita sui social network. Invece erano delle persone tenute insieme e mosse dalla voglia di far capire a tutti (operatori culturali e non) l’importanza dell’utilizzo di internet e dei social media per la promozione e la diffusione del patrimonio culturale che la nostra nazione possiede.

Un potenziale e un’opportunità che allo stato attuale non viene minimamente presa in considerazione né compresa appieno.

Perché continuare a ‘vedere’ e percepire il web come un luogo non-necessario o accessorio piuttosto che considerarlo fondamentale? Forse perché – come mi ha suggerito un’amica – Watzlawick aveva assolutamente ragione, per cui anche non comunicare è una forma di comunicazione e le istituzioni culturali e i musei con la loro non-comunicazione edificano volontariamente un muro solido e spesso tra loro e il pubblico.

Basti pensare che proprio le Invasioni Digitali sono nate, sono cresciute e si sono sviluppate esclusivamente online riuscendo letteralmente a ricoprire –  ad ‘invadere’, appunto – l’Italia di eventi facendovi partecipare persone che non si erano mai incontrate prima e che condividevano degli interessi e degli obiettivi.

Forse solo a distanza di qualche tempo si riuscirà ad apprezzare meglio la potenza di questa iniziativa e la lezione che dovrebbe dare e che tutti noi dovremmo trarre da essa.

La strada è ancora lunga, ma è un inizio.

Ci potremo ritenere ad un buon punto del nostro percorso solo quando questi eventi non saranno più il risultato dell’ostinazione di pochi contro l’indifferenza di molti, ma quando diventeranno il prodotto della consapevolezza e dell’intenzionalità dei professionisti del settore culturale a beneficio della società e delle persone che la compongono.

Annunci

5 thoughts on “Invasioni Digitali: un piccolo passo verso la direzione giusta

  1. Bisogna però come sempre fare attenzione. La promozione della cultura lasciata in mano agli avventori con lo smartphone in mano è quanto di meno auspicabile si possa pensare per il nostro patrimonio. Non lo dico perché mi occupo di fotografia per i BB.CC. in modo professionale, perché anche io parteciperò a Invasioni Digitali qui a Roma in svariati musei: lo dico perché mi auguro che un giorno i parrucconi del MiBAC e delle Soprintendenze aprano gli immensi archivi fotografici e li mettano online a risoluzioni decenti, visibili da tutti, non a 300×200 e 72dpi che fanno ridere i polli. Purtroppo come già mostra Google Images la promozione fatta in questo modo, ancorché lodevole come iniziativa se si tratta di far avvicinare qualcuno alla cultura, porta poi ad avere i nanetti sui muretti del Colosseo fotografati come premio del consueto “io c’ero” che sembra l’unico leitmotiv dell’uomo moderno.
    Ricollegandosi a quanto detto altrove, va cambiata la governance ed il modo di pensare, non solo alternativi modi di fare che vivono di roboanti parole tipo “dal basso”, “il popolo della rete” e astrazioni di questo genere ma che nella sostanza non servono di fatto a nulla. Di certo non aumenteranno i visitatori solo perché @gattapelata (nome inventato spero) o @simoneg82 (che sono io) hanno # taggato qualche foto dell’Ara Pacis su Instagram. 🙂

    • Certo. Guai se la promozione del patrimonio culturale fosse affidata a meccanismi di questo tipo!
      Deve avvenire quel cambiamento tanto auspicato nelle pratiche e nella mentalità di chi gestisce e amministra i nostri beni culturali.
      Ovviamente non c’è una proporzione diretta tra le foto postate sui social network e l’aumento dei visitatori di un sito/area/museo, ma eventi come questo possono essere presi ad esempio dai professionisti del settore di cosa e di quanto si possa fare con quei determinati mezzi informatici prevalentemente ignorati dai più.
      [Alessandro]

  2. Pingback: Arrivano i nostri! – #Invasionidigitali | Professione Archeologo

  3. Tutto vero… ma ormai in Italia non si può che sperare in iniziative di questo tipo (intelligentissime secondo me) e dare un ruolo attivo all’utenza non mi sembra neanche il modo peggiore per dare visibilità agli istituti culturali.
    Una lezione che – ad esempio – noi archivisti dobbiamo ancora imparare.
    Ps: poi bisogna sempre stare attenti a non cadere nell’italica visione del bene culturale come di un patrimonio la cui comprensione vada necessariamente mediata da un esperto del settore. Mi spiego meglio: all’estero sarebbero capaci di dare valore (in termini di promozione culturale) anche alla foto del suddetto nanetto davanti al Colosseo. E con la loro dotazione di beni culturali (certamente inferiore a quella italiana) arrivano a risultati che noi ci sognamo… si veda ad esempio quanta parte del pil tedesco viene dal turismo culturale!
    Se dalle nostre parti si imparasse la lezione, altro che crisi! ma sappiamo tutti che son parole al vento….

    • Grazie Daniela per la “visita” e per il commento 🙂
      Hai ragione, è una lezione che dovrebbero imparare un po’ tutti gli operatori del settore culturale e prendere spunto dagli esempi extra-nazionali per la promozione del nostro patrimonio culturale dalle potenzialità indecentemente inespresse (e soppresse).
      [Ale]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...