Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Vivere di archeologia

9 commenti

Tra le tante cose che mi passano per la testa in questo periodo, la più prorompente, costante e martellante è sempre la stessa: riuscirò mai a vivere di archeologia?

Pochi elementi grammaticali che definiscono un mondo di angoscia, frustrazione e disincanto.

L’ipotetica risposta varia e dipende in base ai giorni. Allora ripercorro il mio percorso accademico, professionale, personale…ma dove ho sbagliato? E soprattutto: ho sbagliato?

Il web e le librerie sono piene di pubblicazioni di professionisti ‘arrivati’, all’apice del loro successo, pronti a darti qualsiasi tipo di consiglio per raggiungere i loro stessi risultati. Ti dicono: «Fregatene  del precariato! Fallo diventare un’opportunità», oppure: «La chiave è trasformare la tua passione nella tua professione».

In tutta onestà, signori miei, come posso considerare un’opportunità una ditta che per farmi lavorare pretende l’apertura di una partita IVA senza garanzie di continuità lavorativa, esige che io rispetti gli orari del cantiere (pur non avendone diritto dato che mi vorrebbe ‘libero professionista’) e volendomi pagare la stessa cifra che mi corrispondeva in precedenza con un contratto di collaborazione occasionale?

E poi mi permetto di segnalarvi, cari professionisti ‘arrivati’, che io ho fatto proprio quello che voi ci consigliate: ho trasformato la mia passione nel mio lavoro. Ma non ne ho tratto molti benefici. Forse perché nella mia passione non erano comprese parole come marketing, design, cake o fashion. Forse ho sbagliato passione.

Nella mia passione-professione la parola più cool che si incontra è trowel, che vorrebbe dire cazzuola ma si sa che da cazzuola a càzzola il passo è breve e quindi preferiamo utilizzare il termine inglese.

Fonte @diariodiscavo.blogspot.it

Fonte @diariodiscavo.blogspot.it

Poi ti dici che magari una passione non basta, allora ce ne infili un’altra: la scrittura e la comunicazione. Hai visto mai…l’unione fa la forza! Vuoi far confluire le tue due passioni di sempre nel tuo lavoro, vorresti fare tantissime cose, hai idee brillanti e realizzabili, il mondo ti sorride.

Ma poi una responsabile del museo Tal dei Tali ti dice che è vero, le tue idee sono brillanti e realizzabili, ma non sono “sostenibili”. L’istituzione non può impiegare una minima parte della settimana lavorativa dei suoi dipendenti per la produzione di un contenuto scritto di 1500 battute (spazi inclusi), che la comunicazione sui social media è fantastica ma richiede costanza, che coinvolgere i fan della pagina Facebook nell’organizzazione della prossima mostra «sarebbe innovativo [cosa falsa perché è stata già pensata e brillantemente realizzata da qualcun’altro]…ma chi se ne occupa?».

Non resta che ritirarti dal metaforico campo di battaglia, dismettere l’armatura ammaccata, sederti stremato e ricominciare a pensare.

Alla fine dell’inseguimento dei miei pensieri, mi ritrovo sempre a sostenere di non aver sbagliato nulla, di aver seguito sempre la strada giusta, di non essermi pentito di nessuna scelta, di non aver seguito la passione sbagliata. Ma allora perché non riesco a vivere di archeologia?

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9 thoughts on “Vivere di archeologia

  1. Pingback: Vivere di archeologia (dal blog Le parole in archeologia) | Professione Archeologo

  2. Eh, caro Alessandro, capisco e condivido il tuo sfogo.

    Non ho mai voluto piegari al ricatto della partita IVA, ma senza finora non ho mai lavorato come archeologa, e allora mi barcameno tra ripetizioni private e traduzioni occasionali, e nel frattempo cerco di concludere questo percorso di studi con una specializzazione che non so se effettivamente servirà, ma quanto meno mi ha aperto un mondo di contatti, conoscenze, persone con la mie stesse idee ed entusiasmi.

    Bisogna tener duro, fare rete e credere di poterla spuntare.

    Nel frattempo oggi abbiamo condiviso il tuo bel post su Professione Archeologo. In arrivo la menzione su Twitter 🙂

    • Ciao Domenica e grazie mille per la condivisione e l’imminente menzione 😉
      Fino ad ora ho deciso di resistere anche io alla partita IVA, ma il risultato è stato identico al tuo. Io – forse – ero troppo demotivato per continuare a credere nella formazione archeologica e mi sono gettato a capofitto nella comunicazione e nei nuovi media con l’intenzione forte e specifico di rimanere un archeologo convinto e appassionato.
      Certo, dobbiamo fare rete e rendere questa rete sempre più grande e resistente, dobbiamo mettercela tutta senza risparmiarci.
      Io ci provo e vengo confortato giorno dopo giorno da molti buoni esempi che continuano a farmi sperare.
      A presto. [Ale]

  3. Caro Alessandro. Io sono riuscita a vivere parzialmente di archeologia per molti anni, e con la partita IVA, ma questo accedeva parecchio tempo fa, quando le paghe orarie erano buone e le tasse più basse. Ho scritto parzialmente, perchè comunque con i miei introiti ballerini non avrei mai potuto permettermi di comprare casa (e infatti l’hanno fatto per me i miei genitori). Dei miei vecchi colleghi, alcuni sono riusciti ad entrare a vari titoli in soprintendenza o insegnano; altri hanno cambiato lavoro. Conosco anche alcune persone che di archeologia campano ancora oggi, però sono dipendenti a tempo indeterminato di ditte del nord Italia oppure sono i titolari delle ditte stesse; gli stipendi credo che stiano intorno ai 1200-1300 al mese. Se ti chiedi ‘ma ho sbagliato lavoro?’, ti rispondo:no, non hai sbagliato, perchè pochi mestieri come l’archeologia (professionale), secondo me, aprono la testa, ci mettono in contatto diretto con la terra e con il passato, ci rendono umili. No, non hai sbagliato, ma non è detto che riuscirai a continuare; quanto prendi come paga oraria?

    • Ciao Caterina,
      grazie per esserti soffermata sul mio blog e per il commento.
      Lo so, prima c’erano delle condizioni diverse e parzialmente (come dicevi tu) ci si riusciva a barcamenare. Anche io conosco pochissime persone che vivono di archeologia e sono i titolari di cooperative o ditte che non hanno come unico introito i servizi archeologici in senso stretto.
      Sono consapevole che non è detto che io riesca a vivere di archeologia, per questo sto facendo di tutto per creare e crearmi le condizioni favorevoli per trovare un equilibrio meno precario di quello attuale.
      Mi sono trovato costretto a rifiutare le condizioni della cooperativa con cui ho collaborato per un anno (con un contratto a progetto) che “mi chiedeva” di aprire la partita IVA alle stesse condizioni precedenti (orario da cantiere, 8 euro nette l’ora e niente materiale tecnico).
      Per ora – purtroppo – sono già nella condizione di non poter vivere di archeologia.
      A presto. [Ale]

      • Spero che la coop che ti ha chiesto di aprire la partita iva si renda conto di averti proposto una cosa del tutto fuori legge. Per quanto riguarda la tariffa, è veramente da fame. A livelli da anni 80. Ma c’è naturalmente una spiegazione: per aggiudicarsi una gara la miriade di ditte interpellate si presta ad un gioco al massacro.

      • Sì, lo sanno bene ma si nascondono dietro ‘scuse’ come la situazione economica disastrosa, le imposte gravose e la mancanza di commesse.
        La verità è che vorrebbero mantenere il volume degli appalti vinti invariato continuando a giocare al ribasso a discapito dei collaboratori; solo che se con un contratto a progetto un disperato come me può chiudere tutti e due gli occhi e turarsi il naso accettando queste condizioni, con partita IVA è assolutamente improponibile.
        Spero che cambi qualcosa.

  4. Lo spero tanto anch’io, anche se penso che i prossimi anni non saranno facili. Io vorrei organizzare un’incontro a genova in occasione dei primi 30 anni di archeologia professionale, sarebbe a settembre. Saresti interessato?

    • Certo! Sarei molto interessato e ti ringrazio davvero tanto per il pensiero 🙂
      Fammi sapere…io sono aperto e disponibile a qualsiasi iniziativa (anche se tu avessi bisogno di un aiuto logistico e organizzativo sarei pronto a darti una mano).
      Possiamo continuare a scriverci tramite il mio blog oppure tramite email (damore.ale@gmail.com).
      A presto. [Ale]

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