Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Fase 1: atterraggio e contatto

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Come annunciato la settimana scorsa, il tirocinio presso i Musei di Stato della Repubblica di San Marino è cominciato tra buoni propositi, attestati di stima e strette di mano.

“Non potevi immaginare partenza migliore”, direte voi.

Eppure, dopo il primo giorno di lavoro – quasi 8 ore piene –, nessuno dei punti principali del mio piano di lavoro era stato spuntato. Tutti dovevano consultare tutti, le parole d’ordine erano “sentiamo la direttrice” e “magari questa cosa potremmo farla in seguito”, il timore – e a volte il panico – serpeggiava minaccioso negli uffici.

Fonte @techcrash.net

Fonte @techcrash.net

Quello contro cui mi sono scontrato non era basso ostruzionismo o un modo per mettermi i bastoni tra le ruote, bensì era ‘paura dell’ignoto’. Senza scomodare alti concetti teoretici o ragionamenti filosofici, intendo riferirmi “all’eccessiva prudenza che si genera nel muoversi in un campo sconosciuto”.

Prova ne siano le due ore passate a spiegare la differenza tra una pagina e un profilo in Facebook oppure le potenzialità di Twitter durante un evento. Anche la possibilità e addirittura l’opportunità di utilizzare una e-mail per registrare un account era diventato motivo di stallo.

Va da sé che da parte mia la frustrazione è stata grande e i ‘sogni di gloria’ si erano già affievoliti.

Però, durante il secondo giorno di presenza fisica negli uffici della direzione, qualcosa è cambiato, qualcuno ha cominciato a modificare i proprio paradigmi mentali.

Si è capito che un vecchio sito internet in HTML non è un problema, ma lo è il fatto che non viene aggiornato dal 2011; si è capito che moderare i commenti in un blog è questione di un segno di spunta tra le impostazioni; si è capito che Facebook e Twitter non devono essere utilizzati solo quando servono (per promuovere un evento o pubblicizzare un’iniziativa) e che non generano aggiornamenti in automatico tramite collegamento sinaptico con i responsabili del museo, ma ci deve essere una persona che li gestisce, che convoglia le informazioni e le notizie e le pubblica costantemente.

Insomma, viste le premesse, li considero dei passi avanti.

Dunque ora i Musei di Stato hanno una pagina Facebook e un account Twitter, la Galleria d’Arte ha una pagina FB e finalmente abbiamo cominciato a promuovere l’importante evento del 16 marzo.

Lo so, non sono queste le cose che segnano la svolta. Il reale cambiamento sarebbe se la maggior parte delle persone che lavorano lì capissero l’utilità e la forza di questi mezzi, la necessità di cambiamento della loro forma mentis e i vantaggi che deriverebbero da tutte queste cose.

La strada è ancora lunga. Io continuerò a provarci. Voi, se mi deste una mano a dare eco a queste iniziative e a queste piccole ‘novità’, non mi farete sentire un don Chisciotte squattrinato o – peggio – un alieno appena atterrato con la sua navicella su un pianeta sconosciuto.

A presto.

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