Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Da visitare un museo a vivere un museo

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Spesso mi capita di pensare (per deformazione professionale e per passione) a come poter comunicare e rendere interessanti degli argomenti che lo sono per me, ma non per la maggior parte delle altre persone.

Ancora più spesso, mi capita di pensare ai musei – dai più piccoli ai più grandi, dai virtuosi agli spreconi – e a quanto poco si pongono la mia stessa domanda.

Penso alla definizione ufficiale[1] dell’ICOM (International Council of Museum) del 2001, a quanto è  lontana anni luce dalla mission dei musei della nostra nazione (a parte qualche rara eccezione).

Penso a quanto poco studio, educazione ma soprattutto godimento c’è nei musei italiani.

Ricordo ancora distintamente una delle ultime gite familiari alla scoperta della nostra regione. Destinazione: l’area archeologica dell’antico municipio romano di Saepinum. Il mio cuginetto esclamò: “Che barba! Mi ci hanno portato le maestre l’anno scorso e non vedevo l’ora che la gita finisse!”.

Toccato nell’orgoglio, decisi che non sarebbe stata una visita ‘ordinaria’, ma una visita piacevole. Risultato? Alla fine del giro di quasi 2 ore, mio cugino mi prese in disparte e mi chiese: “Ma ci sono altre cose da visitare in Molise? Perché se mi accompagni tu, io ci vengo!”. Ottenni anche un altro commento del tutto inaspettato: “Sul serio si riescono a capire tutte queste cose dalle pietre?”. E dopo la mia risposta affermativa: “Bravo, bravo, bello di nonno…continua a studiare”.

Ovviamente i meriti non vanno attribuiti a me perché io non avevo fatto altro che instillare il piacere della scoperta nelle informazioni storiche, delle curiosità in una mezza colonna del Capitolium, l’immaginazione in un’ima cavea del teatro.

Era edutainment low-cost.

Fonte @artribune.com

Fonte @artribune.com

“I consumatori oggi sono più esigenti ed informati e non hanno più, nei confronti dei consumi culturali, l’atteggiamento passivo e deferente del passato. Anzi desiderano essere coinvolti attivamente e sono sempre più interessati a vivere esperienze turistiche nuove e creative, mentalmente, socialmente ed emotivamente coinvolgenti”.

Questo lo constatava Prentice sempre nel 2001, ma da queste parti sembra che nessuno abbia fatto caso alle sue parole durante i 12 anni trascorsi.

La necessità di ripensare e riorganizzare i ‘luoghi della cultura’ (come se la cultura stesse solo lì, concentrata in quell’edificio o in quella stanza e non dappertutto), non solo nella loro disposizione interna ma nella loro funzione principale, è talmente evidente da risultare quasi imbarazzante.

Che senso ha per un museo aprire un profilo su un qualsiasi social network, se poi non serve da canale di scambio e di interazione tra la struttura stessa e il visitatore, ma viene utilizzato alla stregua di una mailing list? Che senso ha dichiararsi e ritenersi all’avanguardia, se poi il touchscreen al centro della sala ripete le stesse cose che ci sono scritte sulla pannellistica tradizionale?

Controsensi scientifici e ossimori materiali che non fanno innovazione e che, anzi, generano se possibile ancora più disinnamoramento nel visitatore.

Si dovrebbe ridurre lo scollamento tra quello che il museo dice di essere e quello che poi in realtà è, tra quello che dice di offrire e ciò che realmente offre; altrimenti c’è il rischio – piuttosto concreto – di deludere le aspettative del visitatore che assocerà al museo un’esperienza negativa, insoddisfacente, di cui poteva far a meno. Si dovrebbe finalmente capire che anche l’opera d’arte più affascinante e rivoluzionaria non “parla da sola”; non basta un capolavoro esposto per dire che quel museo è un buon museo.

I visitatori non vengono a visitarti, mio caro museo, solo perché tu offri loro un’opera d’arte, ma tu devi offrire loro un’esperienza.


[1] “Museum is a non-profit making, permanent institution in the service of society and of its development,  and open to the public, which acquires, conserves, researches, communicates and exhibits, for purpose of study, education and enjoyment, material evidence of people and their environment.”

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