Le parole in Archeologia

"Non voglio parlare di archeologia. Voglio far parlare l'archeologia" [Alessandro D’Amore]

Un sogno realizzabile: Riccardo III ci salverà

4 commenti

Da principio pensavo che avrei inaugurato questo spazio virtuale commentando i risultati della consultazione pubblica on line del MiBAC (cosa che avverrà comunque, ma solo con un po’ di ritardo).

Poi – durante un’oziosa fase post-prediale – mi imbatto in una meraviglia, nel sogno a cui avrei voluto prender parte.

Stamattina l’università di Leicester ha comunicato alla stampa e al mondo i risultati delle analisi di laboratorio sullo scheletro rinvenuto durante il “Greyfriar Project” alla fine di agosto 2012.

È stato definitivamente confermato che quel rinvenimento osteologico inaspettato fa parte dei resti di re Riccardo III, l’ultimo re inglese ad essere morto in battaglia.

Fonte @Leicester University

La copertura mediatica (prima, durante e dopo) è stata rilevante: testate giornalistiche e telegiornali di tutto il mondo hanno ripreso la notizia con diversi tagli e sotto molti punti di vista conferendo alla scoperta tutti gli onori del caso.

Ma non è questo il punto. Non avrei voluto partecipare alle operazioni di scavo archeologico avvenute (o forse sì?) e non avrei voluto essere parte del team di ricerca (o forse sì?). Avrei voluto ideare, progettare e realizzare l’aspetto comunicativo del progetto.

La folgorazione l’ho avuta quando davanti ai miei occhi è apparso il piano comunicativo dell’ULAS (University of Leicester Archaeological Services) diventato realtà. Inoltre la suddetta folgorazione è stata, per così dire, ‘progressiva’: ad ogni click e ad ogni scroll mi toccava trattenere un “wow!”.

Il sito dedicato (http://www.le.ac.uk/richardiii/) è comune nell’aspetto (layout, se vogliamo usare tecnicismi) ma straordinario nei contenuti.

Non è il risultato di importanti investimenti della società nella comunicazione, ma è il risultato di una programmazione pregressa che prevedeva l’aspetto comunicativo a prescindere dai risultati che il progetto avrebbe ottenuto.

Non è stato impiegato un team di super-esperti in comunicazione e nuovi media, ma sono gli archeologi coinvolti nello scavo e nella ricerca a scrivere e a parlare.

Non è una strategia ‘push’, ma è una strategia ‘pull’. Le informazioni non arrivano da uno scrivente impersonale che utilizza un vocabolario assolutamente inappropriato, ma da una persona (con nome, cognome e foto) che scrive al lettore come scriverebbe ad un amico per informarlo dell’accaduto.

Dopo aver detto tutto ciò che non è, diciamo quello che è.

È un sito di comunicazione culturale integrato. Testi, diari di scavo, fotografie, disegni, piante esplicative, video. Ci sono tutti gli strumenti informatici di cui si dispone, ben armonizzati tra loro e congeniati alla perfezione.

È una comunicazione talmente ben fatta, e allo stesso tempo semplice, che è già valorizzazione.

Ci sarebbe tanto da imparare (tutto, in realtà) e da tenere a mente. Una su tutte, per esempio, che se si ha la fortuna di partecipare attivamente ad un progetto di ricerca (soprattutto di questi tempi), l’aspetto comunicativo non dovrebbe essere l’ultimo dei nostri problemi, non dovrebbe essere un peso, non dovrebbe essere trascurato e fatto con svogliatezza e approssimazione.

Se quest’equipe non avesse svolto il lavoro che ha svolto, questi rinvenimenti sarebbero diventati nell’immaginario comune un altro “mucchio di pietre” di cui il mondo è cosparso, mortificando il lavoro degli esperti e precludendo la possibilità al turismo locale e zonale di svilupparsi.

Se in Italia questo tipo di approccio si sviluppasse e si radicasse maggiormente, forse avremmo un investimento statale maggiore alla voce “cultura”, una situazione universitaria leggermente più dinamica e meno politici che vorrebbero farci credere che con la cultura non si mangia.

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4 thoughts on “Un sogno realizzabile: Riccardo III ci salverà

  1. Pingback: Un sogno realizzabile: Riccardo III ci salverà (da leparoleinarcheologia.it) | Professione Archeologo

  2. Non è che non ci siano casi in Italia (ci sono, pochi, ma molto apprezzabili), però concordo che bisogna sempre guardare all’esterno perchè c’è ancora tanto da imparare.
    Ho apprezzato molto il post, anche se è di qualche settimana fa, perciò stamattina l’ho segnalato su http://www.professionearcheologo.it 😉

    • Sono contento che tu abbia apprezzato il mio post 🙂
      Penso anche io che in Italia ci sono casi esemplari (rari, ma ci sono), ma penso che se vogliamo crescere, migliorare e rialzarci da questa situazione dobbiamo smettere di guardare solo “al nostro giardino” e guardarci intorno prendendo spunto e – a volte – ispirazione.
      A presto.
      -Ale-

  3. Pingback: #svegliamuseo: l’idea, il progetto, la sfida | Le parole in Archeologia

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